Mario Clementoni, lo Steve Jobs al netto delle chiacchiere

di Andrea Pinna

Voglio descrivere un importantissimo concetto, attraverso un parallelo un po’ forzato, ma che può essere uno spunto e una guida per tutti noi che facciamo o vogliamo fare Impresa.

Siamo alla fine degli anni ’50, e un giovane marchigiano, intraprendente e amante della “tecnica”, che costruisce e ripara strumenti musicali nel suo garage, si ritrova ad avere un intuizione che, da lì a pochi anni, si trasformerà in uno degli oggetti più venduti e amati dalle famiglie di quasi tutto il mondo.

Il parallelismo tra il garage del giovane Clementoni e quello nel quale Jobs diede vita alla Apple, è solo il primo di una lunga serie.

Mario (Clementoni) dunque, è lì nel suo laboratorio casalingo, a lavorare alle sue idee…

Inventa qualcosa di nuovo dal nulla?

No. Esattamente come succederà a Steve 20 anni dopo, Mario osserva una timida “corrente” che si è da poco affacciata nel suo Paese:

– – – – – – la corrente del gioco da tavolo – – – – – –

Abbiamo quindi il giovane Mario, che studia e ragiona su una questione che lo ha sempre appassionato, ma che è ancora quasi del tutto in fase embrionale nel mercato italiano.

Come Steve, con l’idea del “computer per ogni casa”, ancora intrappolata nel suo loop mentale:

“ho l’idea – la devo costruire per davvero”

Mario però non ha un “Woz”, ovvero non è in collaborazione con un tecnico geniale.

<<< È Mario stesso, il tecnico geniale. >>>

Ok, ma Cosa succede a questo punto?

Succede che a Mario inizia a girare una frase per la testa…una frase che gli gironzola nel cervello, mentre scruta con grande attenzione la “corrente”…

Non poteva prevedere che quella frase si trasformerà, in poco tempo, in uno degli slogan o motto commerciale più famosi di sempre (in Italia e oltre mare).

Mario ha sì, “l’oggetto” materiale ben assemblato sul suo banco, ma il potenziale di quelle due parole è ben più potente, e lo scoprirà molto presto:

+++ GIOCANDO IMPARO +++

[Think different…?]

Oggi definiamo queste due parole, un payoff storico. Io sono dell’idea invece che sia una vera e propria headline… Anzi la regina delle headline (per semplificare, è il titolo di testa di un testo scritto in linguaggio persuasivo di vendita).

Il perché io pensi sia puro e potentissimo copywriting, è forse banale, ma diamogli comunque uno sguardo.

Il concetto di “GIOCANDO IMPARO” :

– parla in maniera diretta, semplice e affilata al target di riferimento (per inciso, quello che caccia fuori la grana) e non all’utilizzatore finale, ovvero i bambini.

– pone al target, l’alternativa morale irrinunciabile. (che fai non compri il sapientino ai tuoi figli? Rende i bambini più intelligenti.)

– solleva il target, da importanti responsabilità (lo piazzo davanti al Sapientino, male che vada non mi diventa cretino come il padre, e così mi sento un genitore che tiene al futuro dei propri figli)

– si rende il ventriloquo che da voce al bambino/a e che dice ai suoi: “imparo giocando, compramelo non hai scuse!”

– è pregno della strategia della suddivisione in élite. Il bambino che possiede il sapientino o il grillo parlante, lo sbatte in faccia agli altri bambini, il fatto che lui se la spassa diventando più intelligente e quindi più figo.
(a quell’età non si ha ancora l’esigenza di passare per cazzone, per essere figo)

Insomma, colonne portarti del vero marketing che sorreggono due paroline umili, pacifiche e carine.

Abbiamo dunque un oggetto elettronico che PARLA, è a colori, costa un botto, e sta dentro 6 case su 10, 20 anni prima dell’Apple LISA…

Ma Mario e Steve hanno un altro punto di convergenza importante. Entrambi infatti, hanno un rapporto con le major di settore, ma con diversi approcci e differenti modi di interagirvi:

Steve, visita e “ruba” a 4 mani alla Xerox

Mario, visita e poi collabora con Disney e Texas Instrument, diventando loro partner internazionale…

Steve, piazza il concetto di “end to end” nella mente degli smanettoni dei computer, e più tardi in chiunque possieda uno smartphone.

Mario, piazza il termine e concetto di “sapientino”, direttamente nel vocabolario della lingua italiana, e più tardi nelle lingue di altri 56 Paesi.

Steve, vive la dualità nel mercato contro Bill.

Mario, non ha e non può avere nessuno di rilevante fra le scatole…

Potrei continuare ancora per molto, ma è meglio che termino questo post, concludendo la premessa iniziale:

Cosa ci ha insegnato Signor Mario, sull’avvio di un’idea progetto?

A mio avviso, la sua storia ci lascia un’infinità di mosse vincenti e alle quali non si può e non si deve rinunciare, come:

– l’analisi minuziosa del mercato

– l’importanza di essere il “padre” di una “nuova” categoria

– l’intelligenza imprenditoriale, potenziata dell’arma “dell’essenziale” (ricordiamoci la forza del suo slogan)

– la forza delle leve culturali estrapolate dagli usi e costumi, nella propria area d’azione

– il coraggio di presentarsi ai “big” con dignità, senza inutili timori e con il potere dell’umiltà

La letteratura ha versato oceani di inchiostro per darci l’opportunità di imparare dal grande genio visionare Steve Jobs, e nessuno può contestare la sua grandezza nel business…

Ma diamo uno sguardo anche sotto casa, e forse ci accorgiamo che dal basso si può cambiare il mondo, senza fottere necessariamente qualcuno…

Come Mario, che nel suo “piccolo”, cambiò in meglio il mondo dei bambini d’occidente, con la sua straordinaria azienda.