Quando le lezioni di business vengono dal basso

di Andrea Pinna

Ennesima riprova che i FONDAMENTALI rendono i business invulnerabili a qualsiasi moda passeggera.

Facciamo un piccolo esercizio di fantasia.

Immaginiamo che l’agenzia creativa X, venga incaricata di curare il Marketing di un negozio di bombole di gas ad uso privato.

Il titolare conferisce dunque all’agenzia X, il compito di creare l’immagine dell’attività per immettersi nel mercato.

L’agenzia X parte subito col chiedere al titolare il nome dell’attività, per valutarne l’efficacia.
A questo punto si aprono due scenari tipici:

1) Il titolare passa il nome all’agenzia (nome di pura fantasia o nome proprio + s.n.c o simili)

L’agenzia X si mette subito a lavoro per progettare il logotipo.

2) Il titolare passa il nome all’agenzia (stessa scelta come per il punto 1) ma l’agenzia boccia la scelta proponendo un brand-name di loro creazione…

Assistiamo dunque ad un esplosione creativa di inglesismi maldestri, anagrammi incomprensibili, acronimi fantasmagorici.

Che il titolare si accordi sulla prima o la seconda opzione, il risultato sarà uno e uno solo:

UNA NUOVA PAGLIACCIATA, INCONPRENSIBILE PER I CLIENTI POTENZIALI, STA PER INFETTARE IL MERCATO.

Nessuno è colpevole, come dico sempre.

L’agenzia, magari partner di Google, con certificazioni Adobe, con premi nazionali a eventi creativi, ha così incassato la sua parcella PER AVER RESO INVISIBILE l’ennesima attività del tessuto economico locale.

Le loro lauree, le loro tazze di caffè, i loro segni grafici minimali e le congetture sul marketing da club degli opinionisti, con brain storming che neanche il team di Zuckerberg potrebbe sostenere, il tutto unicamente per annientare il budget del titolare.

Ora ritorniamo all’inizio.

Diciamo che, il titolare si trovi invece in un periodo storico nel quale questi designer con la camicia a quadri e sedicenti Marketer, ancora non siano nati.

Diciamo che nella totale semplicità della sua mente, questo titolare decida di fare da sé, e di utilizzare l’arma di Marketing più potente a disposizione in quel periodo: IL BUONSENSO.

Decide dunque di chiamare la sua attività, come il prodotto che vende.

Opta per “LA BOMBOLA”.

È spinto dalla logica, e ignora il fatto che quella scelta è invece un capolavoro di naming, che fra tanti elementi, sfrutta il semplicissimo concetto: azione – linguaggio comune – Posizionamento – focalizzazione. (Non c’è la differenziazione perché ai tempi non era necessaria)

Insomma una bella lezione di Marketing data, non dalla Apple o Coca-cola, ma da un’attività microscopica sita in una città della Sardegna.

Un’attività che è ancora lì, ESCLUSIVAMENTE perché basata sui fondamentali.

Non conosco il titolare, ma gli faccio i miei complimenti.

Ai Marketer e web Marketer da tazza di caffè invece, consiglio di saltare qualche convegno e di fare tappa a “La Bombola”, forse impareranno qualcosa di più utile.