Nei mercati di oggi, nonostante la diffusione del concetto di “Start up”, in maggioranza troviamo attività molto simili fra loro, spesso perfino identiche. Mi riferisco a tutti i macro settori, e a quasi tutte le tipologie di target.

Questo avviene perché la scuola imprenditoriale italiana, dal dopoguerra, non si è allineata con il resto dei Paesi cosiddetti industrialmente e commercialmente sviluppati.
Lo scenario nostrano ha visto, più che altro, la nascita esponenziale di piccole e piccolissime realtà economiche, spinte in quasi tutti i casi dalla voglia di riscatto sociale e di sviluppo.

Tralasciando quello che è stato tutto il cammino dell’imprenditoria italiana, dagli anni ’50 ai ’90, che è stata già ben descritta da sociologi ed esperti di economia, il lascito cultural-imprenditoriale, per così dire, racchiude in sé un unico senso, un unico concetto ed un unico verbo:

COPIARE.

 

COPIARE

 

Non mi riferisco ad un mero discorso di plagio, bensì ad un qualcosa di più profondo, di più radicato nella nostra cultura.

L’assurda convinzione che per avviare un’impresa, ci si debba riferire a ciò che si è già visto prima – replicarlo – e lasciare che sia il fato poi a fare il resto.

Prendiamo due esempi semplici e al contempo differenti per settore:

  • Un bar
  • Un’impresa edile di costruzioni

Partiamo dal bar. Solitamente coloro che hanno la volontà di avviare un bar, tolti quelli che ereditano questo tipo di attività dalla gestione familiare, sono spinti da motivazioni quali:

  • Il piacere di vivere il bar, da cliente
  • La possibilità di creare aggregazione
  • La tranquillità di poter lavorare divertendosi (è una motivazione più o meno inconscia)

Tutte motivazioni sulle quali non vi sarebbe nulla da eccepire, se non fosse che sono il risultato di un’idea nata dalla frequentazione dell’attività, e dunque da una probabile visione falsata di quella che poi è la reale vita dietro il bancone, da titolare.

Oppure, altro fattore significativo, vi è quello del dipendente che vuole mettersi in proprio. Il barista, che dopo essersi fatto le ossa con contratto stagionale o fisso, decide di avviare lui (o lei) il suo bar dei sogni. Non voglio addentrarmi dentro l’argomento spin-off, perché è stato già ampiamente trattato da grandi marketer italiani, che conoscono l’argomento molto meglio di me.

Resta comunque interessante notare come il nostro nuovo bar, stia partendo con delle premesse al quanto deboli, se pensiamo a ciò che in realtà richiederebbe avviare un progetto di business.

A questo punto il nostro neo imprenditore si ritrova a fare i conti con il prendere un’infinità di decisioni, che vanno dall’impostazione generale del locale, alla zona, l’arredo, lo staff, i fornitori, l’inaugurazione e quant’altro.

E’ subissato di pensieri, si ritrova in un vortice decisionale che lo spiazza in più occasioni di quanto avrebbe potuto immaginare. Mantiene ora in piedi quello che si è trasformato in un castello di carte, con la spinta motivazionale di parenti e amici, e le ore passate a  farsi il mazzo dietro il marmo.

barman

Ora si ritrova con una caterva di incertezze e l’appoggio morale di persone che però non condividono con lui, il carico di responsabilità della buona riuscita e sopratutto l’esposizione con la banca…

Ed ecco che scatta la trappola!

Il bar diverso, il bar fatto “a modo suo”, inizia a trasformarsi in una traballante copia di quello dell’ex datore di lavoro, o in altri casi, della più stravagante delle bomboniere minimal – progressive – trasgressive – stronzata nella quale ha bazzicato lui o l’amico dell’amico.

Qualcuno ha aperto la finestra, e ora il castello di carte comincia a vacillare in maniera preoccupante.

Le certezze dell’entusiasmo iniziale, mutano progressivamente in riflessioni e vuoi di idee – l’idea di “facilità” ed estro iniziali sono quasi scomparsi per lasciare il posto alla realtà, quella cruda, quella che non lascia margini…

Vuole prendersi il sicuro

Vuole non correre troppi rischi, inizia ad eliminare tutti i fronzoli in più. La clientela selezionata forse verrà rivista, forse è meglio non correre il rischio di vedere il locale semivuoto nei weekend. Forse tutti i forse che prima non aleggiavano nella testa del nostro neo-imprenditore, ora gli portano via il sonno.

Parte il copia e incolla

La traccia iniziale, fin dall’inizio non esattamente corretta, ora si trasforma in una torre di babele di mosse improvvisate, di timori e tremolii. La voglia di certezze attanaglia i pensieri del povero ex barista, ed inizia a seguire l’ordine di idee per il quale si convince di aver bisogno :

  • Di più clienti possibili (Deve garantirsi di pagare il secondo carico)
  • Di accaparrarsi delle band, che abbiano un seguito
  • Di fare le colazioni, perché gli hanno sempre detto che il margine è quasi tutto al mattino
  • Di inchiodare al bancone o alla sedia, quelli che rientrano dal cantiere e che hanno notoriamente la gola secca.

Scatta il caos. Il nuovo bar si propone di essere il nuovo nulla del settore, di raggiungere indistintamente tutti e quasi sicuramente esprimendo tutta la forza che la mediocrità riesce a dare.

Non prenderli come insulti gratuiti, gli errori all’inizio sono normali, ma questo non deve farti sentire autorizzato ad andare a tentoni quando hai invece la possibilità di riprogettare tutto seguendo ciò che sto per suddividerti in punti semplici. (Chiudi per un attimo Facebook e stai bene attento)

Che il tuo sia un bar, un salone per parrucchieri, un’officina metalmeccanica, non fa alcuna differenza. Per riprogettare il puzzle da 5000 pezzi che è diventata la tua attività, puoi partire da porti 8 domande FONDAMENTALI, e sulle cui risposte puoi ri-gettare le basi per un’ossatura senz’altro più solida:

Chiediti:

  1. Qual’è l’età, il sesso, il livello culturale, la posizione sociale, e perfino il budget medio disponibile del mio cliente tipo?
  2. Per quale VERO motivo questi dovrebbe varcare la soglia del mio locale, rimanerci, e lasciare la grana sul tavolo?
  3. In cosa sono UNICO, rispetto alla media dei miei concorrenti della zona?
  4. Ciò che mi rende unico è REALMENTE un desiderio sentito dal mio cliente tipo?
  5. La mia offerta prevede degli assaggi gratuiti? Se no, hai un grosso problema.
  6. Ho un sistema di comprovata efficienza che mi permetta di far ritornare i clienti nel mio locale, e in maniera costante?
  7. Ho un sistema per raccogliere e, successivamente, utilizzare i feedback (le opinioni) sul mio locale da parte dei miei clienti?
  8. Sono in grado di rendere l’esperienza nel mio bar, degna di essere ripetuta nel tempo, al di là del solo: locale pulito – cortesia – toilette in ordine?

Le domande da porti, in realtà, sarebbero anche molte di più. Parti però da queste, sono già un universo di cose di cui farti carico, e che non risolvi in una giornata.

Una volta esserti fatto le giuste domande, rapporta le risposte (sincere) che ti sei dato con la tua situazione attuale. Ti accorgerai quante falle, quinti piccoli e grandi aggiustamenti devi attuare, e quanto ciò richieda concentrazione.

Questo vale per il Bar. Ma l’impresa edile?

Beh come già detto poc’anzi questi sono “semplici” fondamentali che, dimensionati, sono applicabili ad ogni tipologia di business. Non cambia niente.

E’ ovvio però che alcune modalità possono cambiare di forma, ma è certo che la sostanza e gli obiettivi, sono sempre quelli di avviare o rilanciare la tua attività sotto una chiave sistemica, ovvero, utilizzando un sistema coerente ed efficace di gestione interna, ma sopratutto sul piano comunicativo.

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– ci vediamo dall’altra parte –

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