8 pizzerie su 10 NON sono pizzerie

di Andrea Pinna

La pizza è l’alimento di origine italiana, più venduto nel mondo.
Più della pasta e dell’Espresso.

All’estero, il concetto di pizza, fino alla penultima generazione, è stato ricondotto all’associazione pizza – italian food – good food – traditional.

Negli ultimi anni, il fronte salutista internazionale, e l’ondata dietista, hanno “inserito” percezioni aggiuntive su questo famosissimo cibo.

La pizza infatti, è oggi percepita anche come cibo non dietetico, e anzi, potenzialmente nocivo sul piano del mantenimento del peso forma (a torto o a ragione. Non importa)

– – – Ciò ha ridotto il consumo di pizza nel mondo? – – –

Neanche per idea. I volumi crescono costanti – aprono sempre nuove pizzerie – la pizza mantiene i suoi primati internazionali.

Perché il salutismo non riesce ad intaccare questa categoria?

Beh, le motivazioni sono tante, e giusto per arrivare al punto di questo post, ne elencherò alcune (non le solite):

1) La Pizza è una trasgressione. Le trasgressioni culinarie non crollano mai (vedi: cioccolato ecc)

2) La Pizza È il piatto che si mangia. (L’unico alimento che replica fedelmente la fisionomia del piatto di portata. Sembra assurdo ma è così)

3) La Pizza è l’Italia. Partendo dal presupposto che i Brand si costruiscono sugli stereotipi, l’italianità riporta al buon cibo.

4) La Pizza è pratica. Non è un cibo complesso da mangiare. È addirittura il cibo divertente, che i bambini adorano.

5) La Pizza è una matrice. Non è un cibo “finito”. Nel senso che nelle percezioni, è il piatto “mangiabile” sopra il quale è possibile aggiungere qualsiasi ingrediente.

La pizza è dunque invulnerabile ai trend momentanei e, in maniera unica, anche alle tendenze.

Alcuni esperti fissano la pizza nel olimpo dei brand intramontabili e non surclassabili, come:

Coca-cola – Ferrari

È un errore.

È vero che la Coca-Cola è una e una sola. È vero che la Ferrari è l’auto sportiva per eccellenza, ma è anche vero che sono “”solo”” Brand, non categorie blindate.

Solo la Nutella potrebbe eguagliare la natura concettuale della Pizza.

“Trasformi” il pane, che già esiste, e ottieni la pizza, “trasformi” le nocciole e ottieni la Nutella.

Ergo, non hanno “inventato” niente in realtà, hanno trasformato degli ingredienti in ciò che non può subire concorrenza, ma essere solo replicato. (Tentano di copiare Nutella, ma non c’è storia).

L’unica differenza è che la Pizza non appartiene a nessuno e a tutti contemporaneamente.

Ma allora perché l’80℅ delle pizzerie stanno mancando il bersaglio, tanto da riuscire a distruggere il SEMPLICE CONCETTO DI PIZZERIA?

Il primo problema è la defocalizzazione.
In soldoni, la mania di mettere la pizza dentro una gamma infinita di alimenti, in quegli obbrobri chiamati: ristorante-pizzeria.

Un problema ancora giù grave è quello creato dalla gestione delle pizzerie e dai gestori.

Trattano la pizza con superficialità.

Santo cielo siamo in Italia, l’abbiamo inventata, e la proponiamo come i pakistani della periferia di New York!

Il concetto di “cibo povero” è stato largamente travisato, da questi dilettanti che trattano l’oro come spazzatura.

E quindi vediamo locali approssimati, ricette strampalate, forni a gas e altri crimini indicibili.

Una pizzeria, dovrebbe essere il tempio della pizza, non una toilette all’aperto di Bangkok…

La cura della tradizione e lo studio della storia, come sempre accade, finisce nelle grinfie di improvvisati pizzaioli di quart’ordine.

Abbiamo i diamanti e li trattiamo come pezzi di carbone, perché ci piace copiare il peggio di ciò che fanno all’estero.

Ci piace così…